13 febbraio 1068: Pietro si sottopone alla prova del fuoco

Se puoi camminare sui carboni ardenti rimanendo illeso significa che Dio è dalla tua parte. Ecco perché il monaco Pietro, seguace di San Giovanni Gualberto, si sottopose a questa tremenda sfida. Da quel momento tutti lo chiamarono Pietro Igneo.

By Sailko (Own work) [CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], via Wikimedia Commons

La prova del fuoco in un bassorilievo di Benedetto da Rovezzano

Il Medioevo è un periodo controverso, in cui la religione ha un ruolo sociale e politico fondamentale. La vocazione e l’illuminazione divina talvolta vengono sovrastati  da vili interessi terreni e le cariche ecclesiastiche non si ottengono sempre grazie alla rettitudine ma dietro pagamento di denaro. Chi però veramente era ispirato dalla fede non poteva accettare la mercificazione delle cose di Dio. Uno dei più ferventi difensori dell’onestà della Chiesa fu un santo nostrale, Giovanni Gualberto, fondatore dell’ordine vallombrosano. Fin dall’inizio della sua vocazione cercò di smascherare chi faceva commercio delle cose sacre. Fin dall’inizio, sì. Perché quando scelse di ritirarsi a vita monacale nell’abbazia di San Miniato al Monte pensava di essere al sicuro dai clamori del mondo. Si sbagliava, dal momento che perfino l’abate Uberto, il responsabile della sua comunità monastica, aveva comprato la propria carica. Giovanni allora decise di fuggire dalla corruzione ritirandosi a  vita eremitica nei boschi di Vallombrosa. Non era certo una resa, però. Nel 1061 venne nominato vescovo di Firenze  Pietro Mezzabarba, pavese di origini longobarde. Saputo che il vescovo  aveva corrotto l’elettorato sborsando l’enorme somma di tremila libbre, Giovanni e i suoi si misero ad andare per piazze e per sagrati con lo scopo di aprire gli occhi ai fedeli fiorentini e spodestare il simoniaco. Il Mezzabarba non la prese bene e nei primi mesi del 1067 fece assaltare il monastero vallombrosano di San Salvi per uccidere Giovanni e spaventare oltre ai monaci anche il popolo, che cominciava ad opporsi alle autorità ecclesiastiche.

L'assalto ai monaci presso San Salvi

L’assalto ai monaci presso San Salvi

Il monaco però era già partito per Vallombrosa e il risultato, a parte qualche ferito, fu che i fiorentini si schierarono con maggiore simpatia dalla parte dei frati. Così Giovanni più forte di prima decise di interpellare papa Alessandro II, chiedendo una sua presa di posizione. Per dimostrare che le gravi accuse che lui e i suoi seguaci muovevano contro il vescovo erano fondate propose di fare una prova del fuoco. Il papa in realtà non era d’accordo, ma il popolo ormai richiedeva questa dimostrazione del sostegno divino  a gran voce. Fu così che il 13 febbraio migliaia di fiorentini si radunarono alla Badia di Settimo per assistere all’evento.

autore: Vignaccia76

Badia a Settimo, nei pressi di Scandicci

Il monaco Pietro, seguace di Giovanni Gualberto fin da giovane, si offrì volontario per passare tra le fiamme di due falò. Le cronache raccontano che la folla acclamante lo vide non solo passare incolume fra le canaste e i carboni ardenti, ma anche far l’atto di tornare indietro per raccogliere un indumento liturgico che gli era caduto. La volontà di Dio era chiara: il vescovo era simoniaco e doveva essere deposto. E così fu. Ma questa, per fortuna, è una storia a lieto fine, perché il Mezzabarba dopo aver perso tutte garanzie si pentì e passò il resto dei suoi giorni assorto nella meditazione con indosso gli abiti da monaco vallombrosano. E Pietro, chiamato ormai da tutti Igneo, cioè “del fuoco”, divenne prima vescovo e poi santo.

foto tratta da igneus.it

Pietro Igneo passa fra le fiamme rimanendo incolume

Ogni anno nella prima metà di giugno a Badia a Settimo si rievoca la prova del fuoco di Pietro. Ecco il link alla manifestazione.

Foto di Saliko

Le foto di questo articolo non sono mie. Le ho trovate sul sito citato e su Wikimedia commons, autori Saiko e Vernaccia76.

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