Imprevedibili variazioni

Anche stavolta il blog ha l’onore di ospitare la sapiente penna della storica dell’arte Cristina Petrelli, che avete imparato a conoscere se ogni tanto passate da queste parti. Qui ci presenta l’ultima mostra da lei curata, in corso presso la Biblioteca di Scienze Tecnologiche.

IMPREVEDIBILI VARIAZIONI

di Cristina Petrelli

La personale di Mona Lisa Tina alla Biblioteca di Architettura

 

«[…] dov’è Perseo, che sciogliendo Andromeda, nuda allo scoglio marino, et havendo posato in terra la testa di Medusa, che uscendo sangue dal collo tagliato, et imbrattando l’acqua del mare, ne nascieva i coralli.»[1] Vasari, nel 1570, descrive con queste parole Perseo e Andromeda, come li aveva rappresentati in un suo dipinto. Si potrebbe dire che, il momento in cui le piante marine si trasformano in coralli a contatto con il sangue della Gorgone e le ninfee accorrono per adornarsene, non è il più ricordato in un mito che ha avuto un’enorme fortuna. Proprio: «[…] questo incontro d’immagini, in cui la sottile grazia del corallo sfiora l’orrore feroce della Gorgone»[2] introduce il lavoro di Mona Lisa Tina (Francavilla Fontana BR 1977). Nel 2013 l’artista ha presentato al MAP, il Museo Mediterraneo dell’Arte Presente di Brindisi, “Anthozoa”. Una performance che trae ispirazione dall’episodio citato, tanto che il titolo non è altro che il nome scientifico della pianta del corallo.

Anthozoa

Mona Lisa Tina, Anthozoa, progetto performativo al MAP di Brindisi

L’evento apre di fatto un nuovo ciclo, seguendo la conclusione del progetto “Skin Borders” che ha impegnato l’artista dal 2008 al 2011. Attraverso le immagini presentate a Firenze è possibile soffermarsi proprio su questo passaggio. La mostra si inserisce nell’Archité, un’iniziativa promossa da Luca De Silva che vede la mia collaborazione. Gli scatti appartengono a “Obscuratio”, “Human” e “Into the core”, i tre momenti in cui il progetto “Skin Borders” è stato articolato, e ad “Anthozoa”. Si tratta di azioni performative in cui l’artista esibisce se stessa, il proprio corpo, nudo e trasformato. Mona Lisa Tina elegge la performance a mezzo espressivo privilegiato per attivare una reazione profonda e intima nell’osservatore e anche in se stessa. Momento di scambio introspettivo irripetibile, annulla le sovrastrutture imposte per arrivare a scoprire se stessi con consapevolezza.

Mona Lisa Tina, Obscuratio, mostra e performance alla Galleria Fuorizona artecontemporanea di Macerata

 Mona Lisa Tina, Obscuratio, mostra e performance alla Galleria Fuorizona arte contemporanea di Macerata

In questo ambito l’istante performativo acquista una sua sacralità che la fissità della fotografia sembrerebbe annullare. In Oltre il Corpo, la personale in corso dal 10 al 30 aprile presso la Biblioteca di Scienze Tecnologiche-Architettura di Firenze, Mona Lisa Tina espone il suo lavoro a un pubblico allargato, ma gli chiede egualmente un ruolo attivo. La mostra è volutamente incompleta. Nel soffermarsi sulla singola immagine come sul loro insieme tante sono le domande che affiorano e tante le risposte che non possono venir trovate nell’immediato. Viene attivato un processo che proseguirà all’interno di ognuno. «Abbandonarsi all’incertezza – assegnandole un significato euristico, non lo sconforto di una resa senza condizioni al dominio dell’ignoranza – vuol dire da una parte aprire l’orizzonte al vasto paniere delle possibilità, dall’altra dimenticare la suggestione di uno schema archetipico di partenza che incarni la perfezione.»[3] In questo senso, nel solco della filosofia post-umana, l’anomalia non fa più paura. Nasce il corallo dal sangue del mostro.

 

Mona Lisa Tina, Human, progetto performativo al CRAC di Cremona

Mona Lisa Tina, Human, progetto performativo al CRAC di Cremona

 

 

[1] La Nascita del Corallo. Iconografia e iconologia, Dipartimento di Storia dell’Arte, Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università di Roma “La Sapienza”.

[2] CALVINO, I., Lezioni americane, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2002.

[3] MARCHESINI, R., Post-human, Bollati Boringhieri, Torino 2002.

 

ARCHISPAZIO –Palazzo San Clemente, via Micheli, 2 – Firenze

dal 10 al 30 aprile 2014 – dal lunedì al venerdì ore 9,00 – 18,30 – ingresso libero

 

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Un granchio perfetto

Sono davvero onorata di poter pubblicare su questo spazio l’articolo di una persona che stimo molto. E’ Cristina Petrelli, storica dell’arte con una predilezione per quella contemporanea, curatrice di mostre e critica d’arte. E’ anche amica mia, ma questo non lo troverete sulla sua biografia. Sul blog l’avete già sentita nominare, perché in passato ho scritto un pezzo su una mostra da lei curata. Questa volta ho chiesto a lei di raccontarci perché visitare questa nuova mostra. Io starei ore a sentirla parlare, voi qui avete l’opportunità di leggerla.

Aleksandra Zurczak Exit foto Lorenzo Cosentino a

di Cristina Petrelli

La personale di Aleksandra Zurczak alla Biblioteca di Architettura

«Tra le molte virtù di Chuang-Tzu c’era l’abilità nel disegno. Il re gli chiese il disegno d’un granchio. Chuang-Tzu disse che aveva bisogno di cinque anni di tempo e d’una villa con dodici servitori. Dopo cinque anni il disegno non era ancora cominciato.

– Ho bisogno di altri cinque anni – disse Chang-Tzu. Il re glieli accordò. Allo scadere dei dieci anni, Chuang-Tzu prese il pennello e in un istante, con un solo gesto, disegnò un granchio, il più perfetto granchio che si fosse mai visto». (CALVINO, I., Lezioni Americane, Mondadori Milano, 2002, p.62)

Ho scelto questo racconto per esprimere l’essenza dell’istallazione che, con il titolo Exit, Aleksandra Zurczak (Konin, Polonia, 1983) ha proposto nell’Archispazio di Palazzo San Clemente a Firenze.

Aleksandra Zurczak Exit foto Lorenzo Cosentino c

La mostra personale, aperta dal 13 febbraio al 6 marzo, si inserisce nell’Archité, un’iniziativa della Biblioteca di Scienze Tecnologiche – Architettura promossa da Luca De Silva che per  formulare una serie di appuntamenti dedicati all’arte contemporanea si è avvalso della mia collaborazione.

La giovane artista polacca pone l’accento sulla relazione che si crea tra lo spazio, l’opera e il fruitore. Interviene sull’ambiente applicando delle forme in resina sul muro. Le allinea, collocandole tutte alla medesima altezza dal pavimento, tracciando un’ipotetica retta formata da innumerevoli punti bianchi tra i quali, improvvisamente, ne compare uno nero.

Zurczak ricorre esclusivamente ai mezzi espressivi propri dell’arte visiva affidando alla forma, al colore e alla disposizione degli elementi il messaggio da comunicare.

Se il bianco è negativo, il nero è positivo. L’artista assegna un valore specifico ai due colori e li collega a delle dimensioni mentali. Le forme bianche si riferiscono a uno stato di fissità. Un’immobilità di pensiero che impedisce l’azione, come per chi vive nel ricordo, o l’allinea, portando a conformare la scelta a quelle altrui. La forma nera rappresenta invece il movimento, lo sviluppo, il cambiamento. Consapevole che la prima condizione non possa esistere senza la seconda, l’artista porta a convivere i due elementi inserendoli nello stesso spazio fisico, quello dell’ambiente architettonico.

La natura istallativa dell’intervento, che sottolinea l’ambito di studi a cui la biblioteca è dedicata, consente di creare uno spazio sospeso, dove i concetti prendono vita. Spazio e tempo si ancorano alle forme esposte e al loro ritmo, così ci troviamo a rallentare nella percezione delle sagome bianche e ad accelerare all’arrivo di quella nera. Come nel granchio del racconto, l’istante perfetto nasce solo da una costruzione lenta.

Aleksandra Zurczak Exit foto Lorenzo Cosentino b (1)

ARCHISPAZIO – Palazzo San Clemente, via Micheli, 2 – Firenze

dal 13 febbraio al 6 marzo 2014 – ingresso libero, aperto dal lunedì al venerdì ore 9,00 – 18,30

Foto di Lorenzo Cosentino

Una mostra alla biblioteca di Architettura: Vite di uomini non illustri

Palazzo San Clemente ospita la Biblioteca di Scienze Tecnologiche della Facoltà di Architettura

Palazzo San Clemente ospita la Biblioteca di Scienze Tecnologiche della Facoltà di Architettura

Se non studi architettura o scienze affini forse non sei mai entrato nel Palazzo San Clemente in via Micheli, dal lato della strada opposto al Giardino dei Semplici. Si trova proprio sull’angolo con via Gino Capponi, in una posizione un po’ sacrificata che non fa apprezzare appieno la bellezza di questo edificio. Esso però ha una storia più che dignitosa, se consideriamo che fu acquistato da Luigi di Toledo, fratello della Duchessa Eleonora, moglie di Cosimo I. A metà Seicento fu ampliato e ristrutturato dall’architetto più in vista del momento, Gherardo Silvani, che gli diede l’aspetto dell’elegante casino, cioè di signorile palazzo alle porte della città provvisto di giardino. Dopo secoli Palazzo San Clemente è diventato una delle sedi della Facoltà di Architettura di Firenze, di cui ospita anche la biblioteca.

Eleganti grottesche decorano diverse stanze del palazzo

Eleganti grottesche decorano diverse stanze del palazzo

In questa elegante cornice è stata allestita una mostra, piccola ma densa di significato: Vite di uomini non illustri, personale dell’artista perugina Alessandra Baldoni. Il titolo è tratto da un celebre romanzo di Giuseppe Pontiggia e con esso ha in comune il desiderio di raccontare storie. L’idea di partenza è originale e stimolante: l’artista, dopo aver girato chissà quanti mercatini, ha spedito i vecchi ritratti del Novecento che ha trovato sulle bancarelle ai suoi amici. A loro a chiesto di immaginare la vita che c’era dietro quello scatto e scrivere una storia: una pagina per dare un’altra opportunità a quelle figure mute di raccontare di sé. Il passato che ci guarda dalle foto e il presente rappresentato dal racconto si fondono e si confondono e le persone reali congelate in quelle immagini si trasformano in personaggi, in quanto esseri immaginati, mai esistiti. Alle foto antiche si mescolano i falsi d’epoca. Sono ritratti in pieno stile novecentesco -dalla tecnica, all’ambientazione, alla carta- prodotti dall’artista con una cura dei dettagli tale che non è facile distinguerli dagli scatti antichi.

Le foto e le storie sono poste in dialogo l'una accanto all'altra

Le foto e le storie sono poste in dialogo l’una accanto all’altra

Un'antica foto di gruppo scelta dall'artista Alessandra Baldoni

Un’antica foto di gruppo scelta dall’artista Alessandra Baldoni

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La mostra, curata dalla storica dell’arte Cristina Petrelli, è visitabile fino al 20 febbraio 2013 dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 18:30.
Qui trovate ulteriori informazioni sulla mostra, sull’artista e la presentazione della curatrice.

Volti del passato in dialogo con nuovi racconti

Volti del passato in dialogo con nuovi racconti