Big Bargello is watching you!

Progetto Mnemosyne al Bargello, il sistema interattivo che dialoga col visitatore

Sperimentare il futuro in un tempio del passato. Il museo che osserva il visitatore con un occhio attento. Mi piacciono queste apparenti contraddizioni. La fantascienza è resa realtà da un gruppo di ricercatori dell’Università di Firenze, che per quattro anni, all’interno del Centro per la Comunicazione e Integrazione dei Media – polo di eccellenza creato dal MIUR- hanno sviluppato un sistema interattivo in grado di capire quali sono le opere d’arte più apprezzate da ogni singolo visitatore.

Il museo del Bargello è il primo al mondo a sperimentare il prototipo di Mnemosyne, installato nel Salone di Donatello.

Salone di DonatelloIl Salone di Donatello. Ph. Polo Museale Fiorentino

Nel salone sono stati installati quattro punti di osservazione muniti di telecamere e collegati ad un software di visione digitale che identifica singolarmente ogni visitatore seguendone i movimenti nello spazio. Calcolando i nostri tempi di permanenza davanti alle opere, il computer riesce a farsi un’idea piuttosto chiara riguardo ai nostri gusti artistici. Quando poi ci accingiamo al tavolo interattivo, il software ci riconosce e ci propone spiegazioni e approfondimenti sulle opere che ci sono piaciute di più, ad esempio una breve biografia del nostro artista preferito o le foto di altre opere sue in giro per la città.

Mnemosyne1Una schermata del tavolo interattivo: indica il tempo in percentuale che abbiamo passato davanti ad ogni opera.

Ph. Polo Museale Fiorentino

Ma c’è di più, il sistema è in grado di elaborare statistiche in pochi secondi e segnalarci le opere gradite ai visitatori con gusti a noi simili, nel caso ce le fossimo perse per una momentanea Sindrome di Stendhal. Devo dire che questo Mnemosyne mi è proprio piaciuto: in molti, come me, saranno curiosi di sapere cosa ha capito un computer dei nostri gusti. Inoltre, ricevere approfondimenti su misura migliora la qualità culturale della visita, perché quando dispositivi e didascalie ci snocciolano informazioni per noi poco interessanti, finisce che ci stufiamo e non leggiamo più.

Le eccellenze italiane ci rendono ancora una volta orgogliosi: hanno inventato un museo che ci guarda e ci racconta chi siamo.

Mnemosyne 4Uno degli ingegneri informatici che hanno sviluppato il sistema davanti al tavolo interattivo.

Ph: Polo Museale Fiorentino

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Ma quanto mi guardi? La telecamera, in posizione discreta e non invasiva, ci riprende mentre sostiamo davanti all’Attis di Donatello

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Anche il David bronzeo di Donatello è presidiato

 Madonna Michelozzo Bargello

Ti è piaciuta la Madonna in terracotta di Michelozzo? Forse ti può interessare sapere che è a lui che si deve il bellissimo Palazzo Medici Riccardi, o il monumento funebre dell’antipapa Giovanni XXIII conservato nel Battistero

Mnemosyne Bargello

Big Bargello is watching you!

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Adamo nel paradiso terrestre

Il principio della storia umana visto con gli occhi di un artista di sedici secoli fa.

Il Bargello non è solo il tempio di Donatello e di Michelangelo, non è stato solo il teatro dell’abolizione della pena di morte. E’ un luogo ricchissimo di opere d’arte forse non molto conosciute, ma che meritano di essere ammirate. Fra queste il posto d’onore va alla collezione di Louis Carrand che conta fra le altre  ben 265 opere d’avorio.

Uno dei miei pezzi preferiti è “Adamo nel paradiso terrestre” una tavoletta d’avorio del V secolo di manifattura italiana. Fa parte di un dittico, ovvero un oggetto sacro trasportabile, composto di due valve originariamente unite da una cerniera. Oggetti simili spesso non avevano una vera e propria funzione, se non quella devozionale e decorativa. Tuttavia ne esistono molti esemplari perché, essendo l’avorio un materiale di pregio, era uso darli in dono a personaggi illustri in occasioni importanti. Nella stessa vetrina si trova anche l’altra valva, decorata con scene dalla vita di San Paolo Apostolo. L’ignoto autore ha saputo descrivere le storie con gran vivacità, definendo con cura i particolari.

L’Impero Romano è appena crollato, mettendo in crisi anche i valori di una civiltà durati secoli. L’arte non descrive più la bellezza sublimandola in modo iconico, ma acquisisce un carattere mistico, prendendo le distanze dalla vanitas. Eppure l’immediatezza espressiva delle opere di questo periodo, mettono in luce la vitalità di questa nuova cultura che si stava sviluppando fra le macerie delle vestigia romane.

Vediamo cosa ci racconta questo sconosciuto artista.

Adamo nel Paradiso Terrestre, Bargello, Firenze

Poi il Signore disse:  “Non è bene che l’uomo sia solo, gli voglio fare un aiuto che gli sia simile”. Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo li avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose i nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile.

Genesi  2, 18-20

Lo sguardo di Adamo, colto nell’atto di dare un nome agli animali, sembra cercare ispirazione in un orizzonte che noi non vediamo. Sta lì seduto, a suo agio nella lussureggiante natura del Paradiso Terrestre. Dio ha plasmato un mondo senza errore né dolore e lo ha regalato proprio a lui, la sua creatura prediletta, fatta a sua immagine e somiglianza, ultimo prezioso frutto della creazione. Adesso è tutto suo e deve dare un nome agli esseri viventi che lo circondano.  Più volte la Bibbia insiste sul valore della parola, veicolo del pensiero, della volontà, dotata di poteri mistici. Con la parola Dio crea l’universo. Con la parola l’uomo lo rende proprio.

Adamo nel paradiso terrestre

Adamo non ha bisogno di nascondere il suo corpo, dignitoso e perfetto, perché non conosce il peccato. Tutto sembra parlare di pienezza: animali di ogni specie si stringono pacifici intorno al nuovo padrone, pronti a coglierne gli ordini. La terra irrigata dai quattro fiumi si offre generosa caricando gli alberi di frutti succulenti.

Adamo, i quattro fiumi, Bargello, Firenze - Copia

Gli animali intorno al quattro fiumi del Paradiso

Le mani sconosciute che intagliarono l’avorio hanno riempito tutto lo spazio possibile in una sorta di horror vacui, quasi come a voler placare un senso di incompletezza. L’Eden è un posto perfetto, è vero, ma Adamo, unico padrone del giardino, si sente solo senza qualcuno che gli somigli: Eva non è stata ancora creata.

La storia dell’umanità è ancora tutta da scrivere.

Louis Carrand e la sua collezione di arti minori al Bargello

La storia del collezionista francese che cambiò le sorti del nostro museo nazionale

Fra i tanti primati di Firenze, c’è anche quello di possedere il più importante museo di arti minori d’Italia: il Bargello. Molti di noi lo conoscono come un grande museo di scultura e hanno ragione. Ma accanto alle famose opere di Donatello, Verrocchio, Michelangelo, Della Robbia, ce ne sono molte altre di cui non conosciamo nemmeno l’autore. Sono oggetti d’uso come gioielli, cofanetti, scacchiere, armi, bastoni, pettini, specchi di un valore inestimabile, realizzati in tempi in cui la differenza tra l’artista e l’artigiano non era percepita. Una collezione di migliaia di pezzi che per la loro varietà di materiali, stili, provenienza ed epoca ci permettono di capire l’evoluzione del gusto attraverso i secoli.

449px-Il_BargelloIl Museo del Bargello

 Stavolta però il merito non è né dei Medici, né di altri illustri fiorentini. La collezione nasce dalla mania di raccogliere oggetti preziosi di Jean-Baptiste Carrand e di suo figlio Louis. Dal nome si intuisce subito che questi avidi amanti del bello non erano neppure italiani. Jean-Baptiste aveva maturato fin da giovane il suo amore per l’arte gotica e si era fatto conoscere nell’ambiente dei collezionisti per aver prestato i suoi preziosissimi e rari avori ad una mostra di Lione, di cui redasse anche il catalogo. La sua raccolta permetteva di fare un viaggio di scoperta fra gli usi e costumi di mezza Europa, perché rivelava la vita quotidiana di nobili e prelati. La sua terra però non lo ripagò con la stessa moneta. Quando nel 1857 Jean-Baptiste chiese di poter dirigere i Museés Arqueologiques di Lione, offrendo tutta la sua competenza e promettendo perfino di donare l’intera collezione alla città, ebbe in cambio un secco rifiuto. Neppure la sua morte, qualche anno dopo,  suscitò la risonanza che un intellettuale di questa sorta avrebbe meritato. Fra la famiglia Carrand e la Francia si stava formando una crepa che non si sarebbe più sanata.

Il figlio Louis si dimostrò subito un degno erede continuando ad acquistare manufatti, anche se di gusto diverso rispetto al padre. Era più interessato a maioliche, smalti, armi, metalli, tessuti e dipinti.

Louis CarrandLouis Carrand raffigurato nel bronzo di Italo Vagnetti

Poi però la situazione politica francese cambiò e questo a Louis non piacque: egli si dichiarava ostile alle idee repubblicane e cominciava a temere per la sua sicurezza. Fu così che nel 1881 decise di trasferirsi in Toscana. In quel periodo Firenze era presa d’assalto dai rampolli di tutta Europa e d’Oltreoceano,  attratti dall’antichità che si respirava in ogni angolo. Qui, circondati di monumenti e cimeli, era facile sentirsi un tassello della storia della civiltà umana e trovare ispirazione per il lavoro artistico e intellettuale. Ma accanto al peso dell’antico, si sentiva anche quello della modernità: gli anni della Firenze capitale (1865-1870) avevano dato l’avvio a distruzioni, ristrutturazioni, espropriazioni, tutte catalogate sotto la voce “risanamenti”. I conventi erano stati chiusi da tempo, molti edifici medievali erano stati abbattuti, le piazze si creavano  eliminando mercati. Così dal rigattiere non era difficile trovare per pochi soldi quadri, sculture, elementi architettonici e oggetti d’uso vecchi di secoli. Un vero paradiso per Louis.

Anche il Bargello aveva partecipato al clima di rinnovamento. La sua ristrutturazione, avvenuta qualche anno prima, lo aveva riportato all’antico splendore togliendogli l’aspetto tetro che aveva assunto quando era un carcere. L’inaugurazione ufficiale avvenne nel 1865, giusto in tempo per festeggiare in pompa magna il sesto centenario di Dante. Nel 1886 si doveva celebrare un altro genio fiorentino, Donatello e il suo quinto centenario fornì  l’occasione per rivedere tutta la collezione. Fu in questa circostanza che il nome di Carrand si legò per sempre alla città di Firenze.  Fra gli esperti  che curarono il nuovo allestimento del museo c’erano diversi collezionisti e Louis Carrand fu uno di questi. I suoi pezzi furono esposti al secondo piano, in quella che oggi è la Sala delle Armi. Il più raro ed ammirato era senza dubbio il Flabellum di Tournus, un ventaglio di pergamena per uso liturgico con manico in osso intagliato risalente all’epoca carolingia.

Il Flabellum di Tournus

Il Flabellum di Tournus

Louis però sentiva che la sua vita non sarebbe durata ancora a lungo, così decise di scrivere il suo testamento, dove si legge: “ Lascio tutta la mia collezione di opere d’arte e antiquariato del Medioevo e del Rinascimento alla città di Firenze, per essere poste e allestite nel Museo Nazionale del Bargello. […] Questa collezione è stata riunita da mio padre e da me ed è il frutto delle nostre due esistenze; essa merita di essere trasmessa ai posteri, ed è per questo che- seppur  francese- ho scelto l’Italia come depositaria, avendo poca fiducia nel mio sfortunato paese. Per quanto riguarda i repubblicani e i rivoluzionari, gli lascio in eredità il mio odio e il mio disprezzo”.

Louis morì il 21 settembre 1887. La stampa francese ricambiò il suo disprezzo, additando la donazione come l’ultimo gesto di un folle.

Il Bargello però aveva cambiato volto: da santuario della scultura medievale e rinascimentale si avviava a diventare il più importante museo italiano di arti minori, vantando ben tremilacentocinque pezzi medievali e rinascimentali di vario uso, provenienza e materiale, tutti dovuti alla passione per il bello dei Carrand.

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Dante e la sua Firenze: itinerario nel cuore della città

Dante conobbe una Firenze completamente diversa da quella che siamo abituati a vedere. La città in quegli anni era un vero e proprio cantiere a cielo aperto e i grandi monumenti che tutto il mondo ci invidia erano ancora alle prime fasi di costruzione. Proviamo a camminare per la città guardandola con i suoi occhi.

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Di solito si parla, a ragione, di Firenze come culla del Rinascimento. In realtà è fin dal medioevo che questa città mostra la sua tendenza a gettare le basi per qualcosa di nuovo. Proprio a Firenze è nato Dante, nel 1265, da una famiglia guelfa di piccola nobiltà. Lo sguardo di Dante sulla realtà fu talmente pionieristico che riuscì a scrivere la Divina Commedia in una lingua che fino a quel momento era soltanto orale. Così, proprio mentre lui scriveva il suo capolavoro, abili maestranze tiravano su quei bellissimi monumenti diventati i simboli di Firenze. Ma quali sono i monumenti che Dante amò? Quale è la sua Firenze?

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Un itinerario Dantesco deve necessariamente partire dalla zona dove lui nacque, cioè “dentro della cerchia antica”, a due passi da Piazza Signoria, in via Santa Margherita. E’ una strada breve inserita in un groviglio di viuzze poco luminose per via delle secolari torri di pietra forte. A ricordare il sommo poeta c’è la sua casa museo, accanto a cui si apre una piazzetta silenziosa e ordinata che odora fin troppo di medioevo. In realtà la casa è stata recuperata e ricostruita rispettando il gusto del tempo a partire dal 1911, e forse non si trova neanche esattamente dove Dante emise i primi vagiti- difficile azzeccarlo dopo tutti questi secoli-ma poco importa.

San Martino al Vescovo

A pochi metri da lì, dirigendosi verso via Calzaioli, potete visitare la piccolissima chiesa di San Martino al Vescovo risalente al X secolo, che Dante frequentò come parrocchiano fino ai drammatici giorni dell’esilio e dove sposò Gemma Donati. Il suo aspetto, e perfino il suo orientamento, sono cambiati molto nel corso dei secoli assumendo un’atmosfera rinascimentale, grazie ai raffinati affreschi della scuola di Ghirlandaio con le storie di San Martino.

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La sua amata Beatrice invece aveva come parrocchia Santa Margherita de’ Ricci, chiesa romanica buia e austera a pochi passi dal museo di Dante. Lì, ricorda una lapide, si trovano gli umani resti della celebre musa.

Ai tempi di Dante l’edificio politico per eccellenza non era certo Palazzo Vecchio, come saremmo portati a pensare. Si iniziò a costruirlo infatti solo nel 1299, troppo tardi perché Dante, esiliato nel 1306, potesse vederlo in funzione.

Torre della Castagna

La politica si svolgeva in altri edifici. Nelle anguste sale della Torre della Castagna, proprio di fronte alla chiesa di San Martino al Vescovo, si riunivano i Priori delle Arti, cioè i rappresentanti delle varie corporazioni dei mestieri. Il Bargello invece era il palazzo del Capitano del Popolo, ovvero un magistrato a capo del consiglio cittadino.

Bargello

Ma qual è il luogo che Dante ricorda con più amore della sua città? Senza dubbio è il Battistero, da lui chiamato affettuosamente “il mio bel San Giovanni”. Fu lì che Dante ricevette il battesimo, come tutti i fiorentini del passato. Possiamo immaginare quanto i luccicanti mosaici della sua cupola fossero affascinanti per lui, che li vide prendere forma e vigore fin dal principio, dato che furono iniziati quando il poeta aveva solo cinque anni. Coppo di Marcovaldo, Cimabue e Meliore diedero un aspetto concreto a dannati, demoni , angeli e beati, che gli specialisti del mosaico chiamati dal cantiere di San Marco a Venezia realizzarono con gran perizia. Quelle immagini vivide e talvolta raccapriccianti ispirarono probabilmente le visioni infernali e celestiali di Dante. Dentro il Battistero è ambientato anche un aneddoto che lo riguarda: a quei tempi il battesimo si riceveva per immersione, cioè immergendo completamente il neofita nel fonte battesimale, che si trovava proprio al centro del tempio. Un giorno durante la cerimonia un giovane battezzato rischiò di affogare, ma Dante con mirabile prontezza lo salvò rovesciando la vasca e rompendola accidentalmente.

Battistero

Oggi Battistero e Duomo sono un binomio inscindibile, ma non ai tempi di Dante. I lavori per la costruzione della cattedrale iniziarono nel 1296 sotto la direzione di Arnolfo di Cambio e durarono ben 140 anni.  Giorno dopo giorno la piccola chiesa paleocristiana Santa Reparata diventava sempre meno visibile perchè veniva inglobata dai nuovi muri di Santa Maria del Fiore. Si dice che Dante fosse così stregato dall’enorme cantiere per la nuova chiesa,che passava ore ed ore seduto su un sasso a guardare gli operai lavorare. Ancora oggi una targa ci ricorda quello che chiamiamo il Sasso di Dante

Sasso di Dante Firenze

E Santa Croce? Da sempre questa chiesa richiama alla mente il sommo poeta. Sicuramente è grazie alla statua che lo ritrae, dalla cima delle scalinate; è grazie al cenotafio, che lo ricorda; ma soprattutto è dovuto al fatto che Santa Croce è il pantheon dell’Itale Glorie -come la definì Foscolo- e se Dante non fosse morto in esilio, è certamente lì che riposerebbe. In realtà, quando il sommo poeta se ne andò, della chiesa, progettata anch’essa da Arnolfo di Cambio ed iniziata solo un paio di anni prima della cattedrale, si vedeva poco più dei muri portanti.2012-12-18 13.30.31

Se hai paura di perderti fra le stradine medievali alla scoperta di Dante, non preoccuparti: ecco una mappa in cui sono geolocalizzati tutti i punti descritti nell’itinerario. Ma come sarà avanti la vostra Loveflorence!! Tutto merito dei miei futuribili amici di Unirex, che ringrazio di cuore.

Clicca sulla mappa per aprire il percorso on-line.
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E se, come spero, sei un viaggiatore curioso, ecco gli orari e il costo dei biglietti dei monumenti coinvolti:

Museo Casa di Dante    Dal 1 Ottobre al 31 Marzo: aperto dal martedì alla domenica dalle ore 10,00 alle 17,00. Dal 1 Aprile al 30 Settembre Aperto tutti i giorni dalle 10,00 alle 18,00.Costo del biglietto: 4/2 euro

Museo Nazionale del Bargello Aperto dalle  8,15  alle 17,00.  Chiuso 2° e 4° lunedì di ogni mese. Costo del biglietto: 4/2 euro

Battistero Aperto dalle  11,15 alle 19,00. Domenica: 8,30 – 14,00. 1º Sabato del mese: 8,30 – 14,00. Vi si può accedere comprando il biglietto cumulativo del Grande Museo del Duomo, al costo di 10 euro

Santa Croce Aperta da Lunedì  a Sabato dalle 9,30 alle 17,00.  Domenica e festività di precetto dalle 14,00 alle 17,00. Costo del biglietto: 6/4 euro

Ma se questo itinerario è interessante, ancor più lo sarà se lo farai in compagnia di una guida turistica preparata ed appassionata. Ecco come trovarla.