L’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella

officina profumo farmaceutica

Se non siete ancora stati all’Officina Profumo Farmaceutica, entrare in questo luogo magico sarà un’esperienza difficile da dimenticare. La prima cosa che colpisce è il salto indietro nel tempo che le architetture e la mobilia ti fanno fare. Dopo l’elegante corridoio in stile neogotico si accede alla Sala Vendita, che originariamente era una cappella del convento di Santa Maria Novella. Della cappella conserva la struttura con volte a crociera e dell’antica farmacia conserva invece gli armadi, i vasi in ceramica secenteschi  per conservare le erbe e gli alambicchi per la distillazione. Sembra di essere tornati nell’Ottocento e l’inebriante profumo  che inonda gli ambienti contribuisce ancor più ad entrare in una dimensione di sogno. Ma la storia di questa farmacia è ben più antica, molto più di quanto ci possiamo immaginare, ed è legata a doppio filo con la chiesa di Santa Maria Novella, i suoi frati, la dinastia de’ Medici e la storia di Firenze.

Tutto ebbe inizio quando dodici frati predicatori domenicani si trasferirono da Bologna a Firenze. Era il 1219 e Firenze si trovava in un momento propizio per il suo sviluppo: le Arti stimolavano le loro botteghe a produrre beni di gran pregio, da lì a qualche anno sarebbe stato coniato il primo fiorino d’argento e i cittadini sempre più numerosi cominciavano a strabordare dalla prima cerchia muraria comunale. I frati dunque si stabilirono subito fuori le mura, in una piccola pieve circondata da vigne, in un terreno tutto da bonificare.

Ma i frati, si sa, erano depositari di cultura. Quella legata alla fede e alle Sacre Scritture, certo. Ma anche quella legata alla terra e i suoi divini frutti. Così, dopo aver bonificato tutta l’area dove oggi sorgono il convento, Piazza Santa Maria Novella e Piazza dell’Unità, si diedero alla coltivazione di erbe officinali, curando anche il corpo -e non solo l’anima- dei fiorentini.

La struttura che oggi ospita la farmacia era inizialmente una chiesa ed apparteneva non ai domenicani, ma ad una famosa e ricca famiglia fiorentina, gli Acciaiuoli. Uno dei componenti di questa famiglia, Dardano, iniziò a soffrire di una forte infezione alle vie urinarie e si rivolse ai frati di Santa Maria Novella per avere un rimedio. Questi riuscirono a guarirlo completamente con un preparato a base di uva ursina, pianta difficile da trovare perché disponibile  solo in determinati periodi dell’anno. In un’epoca in cui si moriva anche di malattie banali- siamo nel Trecento- la guarigione di Dardano non era affatto una cosa scontata.  Così, per dimostrare riconoscenza, la famiglia donò ai frati la propria cappella privata, che era contigua al convento.

I frati trovarono subito un modo proficuo per utilizzare la struttura: divenne il luogo dove i malati che si trovavano nell’infermeria del convento potevano assistere alla messa senza dover andare nella chiesa di Santa Maria Novella. Più tardi la chiesa venne sconsacrata e l’ambiente venne dedicato, come è ancora oggi, alla vendita dei raffinati preparati dei frati.

Proprio quest’anno la farmacia festeggia i suoi primi quattrocento anni di attività. Ma perché solo quattrocento se, come abbiamo detto,  è dal lontano Duecento che i frati vi preparano i loro medicamenti? Perché fu nel 1612 che uno dei migliori speziali mai ricordati, Fra’Angiolo Marchissi, aprì la farmacia al pubblico. In breve tempo la sua fama si diffuse in tutta Italia e i suoi prodotti divennero insostituibili agli occhi di molti, tant’è che il granduca Ferdinando II  de’ Medici diede all’attività il privilegio di esser chiamata Fonderia di Sua Altezza Reale.

Ma non era certo la prima volta che la famiglia Medici si interessava ai preziosi preparati di questa farmacia. Già nel Cinquecento Caterina, futura regina di Francia, pare non potesse fare a meno dei soavi effluvi dei profumi domenicani, tanto che quando convolò a nozze portò a suo seguito l’esperto profumiere Renato Bianco. Costui era un trovatello tirato su dai frati, dai quali aveva appreso la raffinata arte di mischiare le essenze. Il profumo preparato appositamente per Caterina passò alla storia come Acqua della Regina.

Renato-Bianco

Molti sono  i preparati che valsero la fortuna dell’Officina. Uno era  l’Aceto dei Sette Ladri, usato per far rinvenire le signore che a causa degli strizzati corsetti tendevano a svenire piuttosto spesso.  Un altro era la Teriaca, sostanza a base di carne di vipera, usata come antidoto ai veleni, la cui ricetta pare che venga addirittura dal medico di Nerone, che aveva tanti nemici e temeva di essere ucciso a tradimento.

Altro imperdibile medicamento era l’Acqua Antisterica, un miscuglio di erbe fra cui la balsamita utilizzato come calmante, antispasmodico e sedativo.IMG_0003

Un noto liquore nato proprio dall’officina è l’Alkermes. Pare sia stato inventato da Michele Savonarola, zio del ben più noto Girolamo.  Il suo nome deriva dall’arabo Alakem,  alchimista, ed è fatto con cocciniglie essiccate e pestate e quercia di leccio.

L’Officina Profumo Farmaceutica però non è solo storia e passato. Moderni “alchimisti” continuano a studiare e preparare medicamenti e belletti adatti alle esigenze dei nostri tempi. Ciò che non è cambiato è la cura per la qualità e quell’alone di raffinatezza che ha sempre contraddistinto la famosa farmacia.

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