Biciclette in Archivio

Una mostra sul ciclismo a Firenze tra sport e vita quotidiana.

Archivio Storico Comunale di Firenze

Mentre Firenze impazza per i Mondiali di Ciclismo – che pare stiano portando un sacco di visibilità alla nostra città, poco avvezza a grandi eventi sportivi – la frangia più “intellettuale” si dedica a declinare il tema della bicicletta in tutti i modi possibili. Qualche giorno fa sono stata all’inagurazione di questa mostra presso l’Archivio Storico Comunale di Firenze e mi sono proprio divertita.

Biciclette in archivio pubblicità biciclette

Sì, perché ho potuto ricordare che c’è stato un tempo in cui la bicicletta  aveva un sapore totalmente diverso. Non era come oggi l’alternativa ecologista di chi si ostina a non emettere gas inquinanti, l’attrezzo ipertecnologico dello sportivo aspirante maglia rosa, o la seconda scelta di chi si rassegna a lasciar parchaggiata la macchina per risparmiare sulla sempre più cara benzina.  Niente affatto.

A metà Ottocento l’introduzione di questo mezzo fu una vera e propria rivoluzione: finalmente l’uomo si liberava dalla dipendenza durata migliaia di anni dagli animali. Certo, non era male farsi trasportare dal cavallo. Ma questo andava anche rifocillato, fatto riposare, custodito in stalle, curato… Il mondo stava diventando vertiginosamente moderno, non si potevano più avere tutti questi riguardi per un mezzo di trasporto.

Alla fine dell’Ottocento la bici era addirittura sostantivo maschile, costava nientemeno che cinquecento lire (pagabili anche a rate, tranquilli!) e la si definiva con locuzioni altisonanti- macchina velocipedistica, ad esempio – che sembrano far presagire l’atmosfera futurista, ormai alle porte.

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La bicicletta è stata anche un importante mezzo di lavoro, come queste esposte alla mostra. Fanno parte della nutrita collezione di Marco Paoletti.

E mentre oggi il sindaco fa sloggiare i pedoni dal centro per far posto alle due ruote, nel 1890 il suo collega Francesco Guicciardini faceva affiggere ai muri della città un manifesto in cui specificava che le bici in centro non ci dovevano proprio stare. Troppo pericoloso, mi pare ovvio. Bisogna aver raggiunto una certa maturità per utilizzare un mezzo così potente, quindi niente velocipede fino a quattordici anni. E inoltre tutti con la “targa”, la lampadina di ordinanza, la tassa di possesso debitamente versata nelle casse del Comune… ma soprattutto: guai a chi si fa trovare sprovvisto di campanello!

mappa Firenze

Ma i tempi cambiano, veloci quasi come le ruote sul selciato. Il ciclismo diventa uno sport vero e proprio, di quelli che varcano i confini geografici delle nazioni. In Italia nascono le associazioni di ciclisti e fra i nomi di coloro che operano nel Corpo Nazionale Volontari Ciclisti, riuniti per la nobile causa della “difesa della patria”, si trovano nomi illustri come Tommaso Marinetti e Umberto Boccioni.

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E sempre per una nobile causa, nel 1913 la Gazzetta dello Sport, che già all’epoca aveva le pagine rosa, chiede al sindaco di Firenze di far passare da qui il primo Giro d’Italia. Convincerlo ad accettare non deve essere stato difficile, visto che il fine ultimo della gara sportiva era “illustrare e ricordare il passato” delle regioni della penisola, “rafforzare il culto della gloria, l’amore della patria, evocando tutto di quanto più bello giace sotto le ruine dei tempi trascorsi, additando il presente progresso.”

Agli inizi del Novecento la bicicletta non è ancora roba per tutti, bisogna risparmiare per potersela comprare e anche meritarsela, perdinci! Ce lo ricorda il nostro amato Gian Burrasca, che, amareggiato, al suo diario confida che i genitori gliel’hanno già promessa per ben sei volte, ma, chissà perché, era sempre successo qualcosa che gli aveva fatto cambiare idea… Pur di averla avrebbe provato perfino a fare il bravo con la piccola ospite di casa. Una tipa insopportabile, come tutte le bambine, del resto.

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Mi pare di vederli, questi fiorentini d’altri tempi, che come noi amavano le pedalate alle Cascine, sotto l’ombra degli alberi secolari e il profumo dell’Arno nell’aria. Ed è per questo che voglio terminare con questo Reclame velocipedistico, scritto tanti anni fa dal concittadino Mario Fanetti:

Tu non lo poi comprendere,

L’aria che si respira,

Qui sopra il velocipede,

Quando la ruota gira.

Tu percorrendo a piedi,

La via che devi fare,

Non sai cosa vuol dire;

Volare e camminare.

Oh! smetti disgraziato,

Di battere la strada,

Monta sul velocipede,

E vada come vada.

P.S.: Miei cari lettori, volutamente non ho detto neanche una parola sull’Archivio Storico di Firenze, come contenitore e come contenuto. Eh no. Perché è un luogo così interessante, unico, importante, che da solo merita un bell’articolo. Quindi, per favore, non andate ad informarvi proprio adesso sulle sue caratteristiche e doti. Lasciate a me, di grazia, l’onore di raccontarvelo!

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