School trips and responsible tourism

425364_562935517083159_452460736_nfoto It-a-cà

This year It-a-cà, the Italian festival for responsible tourism based in Bologna, is at its fifth edition. I decided to take part in it to be contaminated by new ideas and to understand how responsible tourism is developing.

First I think we should explain what responsible tourism is. It was outlined in Cape Town in 2002 and goes beyond sustainable tourism. In fact, not only does contribute to the conservation of natural and cultural heritage, but also tries to create connections between tourists and local people and facilitates access for physically challenged people. This means that responsible tourism takes social and economic justice seriously into  consideration.

On Tuesday I participated in a focus group which aimed to create a “Charter for responsible school trips”. Two years ago, some teachers from Bologna who were cooperating with the  COSPE association, began to elaborate  a chart of good practices for  school trips inspired by the principles forwarded by AITR (Italian Association for responsible tourism). The charter is still in progress  and last Tuesday was an opportunity to get the discussion going between teachers, tour operators, social groups, institutions and the citizens. These are some of the main ideas:

  1. School trips should always be a form of responsible tourism as they should be based on mutual enrichment and  respect of  other communities  and cultures.
  2. Responsible tourism doesn’t imply any  destination in particular. Every destination is appropriate for this kind of tourism, because it is mainly a way of travelling. You can travel in a responsible way even in your own area, trying to gain a better insight of it.
  3. A responsible school trip should have a main theme to analyse, for example legality, or the environment. The theme sould be  coherent with the curricula.
  4. The students should take an active part in choosing the theme and  the activities.
  5. In the past, the school trip was seen as an opportunity for the students to see places they would otherwise never visit. Nowadays low cost flights have made travelling possible for a wider number of people, and schools should focus more on the experience  the school trip can offer.
  6. The students should be helped to understand that a school trip is not only a holiday where they can have fun with their classmates in their favourite destinations – i.e. big appealing cities, known worldwide for the entertainment opportunities they offer – but also an opportunity to enhance personal growth.
  7. To foster the choice of a responsible school trip, we could create a national portal to give information and proposals. The portal should be interactive and enable the students to post pictures and ideas about the experience they had. A contest for the best picture, short story, poem or any other form of artistic expression could also be organised. This could be carried out with the help of the institutions, associations and private sponsors.
  8. Once back home, we should stimulate the students to share their experience with the students from the other classes of their school. What they have learned could be transformed into acts of community activism.

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23 maggio 1498: muore il domenicano Girolamo Savonarola

Dopo un processo burla in cui lo si accusava di eresia, il frate domenicano viene prima torturato, poi impiccato e  arso in Piazza Signoria insieme ai suoi confratelli Domenico e Silvestro. La purezza della Chiesa e dei suoi fedeli che Savonarola auspicava era ancora lontana. Ma fin dal giorno successivo alla sua morte, i fiorentini si resero conto del grave errore che era stato commesso e cominciarono a deporre fiori sul luogo del rogo. Da allora ogni anno si celebra la Fiorita.

La Fiorita, Savonarola

Ore undici stamani in Piazza Signoria. Il sole e le nuvole si alternano ad un ritmo vorticoso creando luci e ombre sul selciato. Quasi non si cammina. Ci sono gruppi ovunque. Fermi a fare le foto, ad ascoltare una guida, a guardarsi intorno. Altri cercano un varco per attraversare la piazza e il vento che tira amplifica il loro movimento. Oggi questa confusione mi infastidisce un po’.  Perché se non l’avessi saputo, se non fossi andata lì per quello, non me ne sarei neanche accorta.  La corona di fiori si trova lì, sulla targa circolare dedicata al frate domenicano. Ancora oggi, dopo 515 anni, i fiorentini ricordano la sua morte ingiusta avvenuta sulla pubblica piazza, davanti agli occhi di centinaia di persone che fino a qualche settimana prima erano accorse per ascoltarlo.

la Fiorita

Un cuscino di rose rosse e bianche da parte della città di Firenze, portato dal sindaco e dal gonfalone colora la lapide. Lì accanto qualcun altro ha deposto un piccolo mazzo di rose.  Mi sorprende che per terra ci sia anche una lettera. Qualcuno, con una grafia elegante da scrittore d’altri tempi, l’ha indirizzata “a Fra’ Girolamo Savonarola, nel giorno del suo martirio”.  Chissà cosa c’è scritto.

lettera a Savonarola

Louis Carrand e la sua collezione di arti minori al Bargello

La storia del collezionista francese che cambiò le sorti del nostro museo nazionale

Fra i tanti primati di Firenze, c’è anche quello di possedere il più importante museo di arti minori d’Italia: il Bargello. Molti di noi lo conoscono come un grande museo di scultura e hanno ragione. Ma accanto alle famose opere di Donatello, Verrocchio, Michelangelo, Della Robbia, ce ne sono molte altre di cui non conosciamo nemmeno l’autore. Sono oggetti d’uso come gioielli, cofanetti, scacchiere, armi, bastoni, pettini, specchi di un valore inestimabile, realizzati in tempi in cui la differenza tra l’artista e l’artigiano non era percepita. Una collezione di migliaia di pezzi che per la loro varietà di materiali, stili, provenienza ed epoca ci permettono di capire l’evoluzione del gusto attraverso i secoli.

449px-Il_BargelloIl Museo del Bargello

 Stavolta però il merito non è né dei Medici, né di altri illustri fiorentini. La collezione nasce dalla mania di raccogliere oggetti preziosi di Jean-Baptiste Carrand e di suo figlio Louis. Dal nome si intuisce subito che questi avidi amanti del bello non erano neppure italiani. Jean-Baptiste aveva maturato fin da giovane il suo amore per l’arte gotica e si era fatto conoscere nell’ambiente dei collezionisti per aver prestato i suoi preziosissimi e rari avori ad una mostra di Lione, di cui redasse anche il catalogo. La sua raccolta permetteva di fare un viaggio di scoperta fra gli usi e costumi di mezza Europa, perché rivelava la vita quotidiana di nobili e prelati. La sua terra però non lo ripagò con la stessa moneta. Quando nel 1857 Jean-Baptiste chiese di poter dirigere i Museés Arqueologiques di Lione, offrendo tutta la sua competenza e promettendo perfino di donare l’intera collezione alla città, ebbe in cambio un secco rifiuto. Neppure la sua morte, qualche anno dopo,  suscitò la risonanza che un intellettuale di questa sorta avrebbe meritato. Fra la famiglia Carrand e la Francia si stava formando una crepa che non si sarebbe più sanata.

Il figlio Louis si dimostrò subito un degno erede continuando ad acquistare manufatti, anche se di gusto diverso rispetto al padre. Era più interessato a maioliche, smalti, armi, metalli, tessuti e dipinti.

Louis CarrandLouis Carrand raffigurato nel bronzo di Italo Vagnetti

Poi però la situazione politica francese cambiò e questo a Louis non piacque: egli si dichiarava ostile alle idee repubblicane e cominciava a temere per la sua sicurezza. Fu così che nel 1881 decise di trasferirsi in Toscana. In quel periodo Firenze era presa d’assalto dai rampolli di tutta Europa e d’Oltreoceano,  attratti dall’antichità che si respirava in ogni angolo. Qui, circondati di monumenti e cimeli, era facile sentirsi un tassello della storia della civiltà umana e trovare ispirazione per il lavoro artistico e intellettuale. Ma accanto al peso dell’antico, si sentiva anche quello della modernità: gli anni della Firenze capitale (1865-1870) avevano dato l’avvio a distruzioni, ristrutturazioni, espropriazioni, tutte catalogate sotto la voce “risanamenti”. I conventi erano stati chiusi da tempo, molti edifici medievali erano stati abbattuti, le piazze si creavano  eliminando mercati. Così dal rigattiere non era difficile trovare per pochi soldi quadri, sculture, elementi architettonici e oggetti d’uso vecchi di secoli. Un vero paradiso per Louis.

Anche il Bargello aveva partecipato al clima di rinnovamento. La sua ristrutturazione, avvenuta qualche anno prima, lo aveva riportato all’antico splendore togliendogli l’aspetto tetro che aveva assunto quando era un carcere. L’inaugurazione ufficiale avvenne nel 1865, giusto in tempo per festeggiare in pompa magna il sesto centenario di Dante. Nel 1886 si doveva celebrare un altro genio fiorentino, Donatello e il suo quinto centenario fornì  l’occasione per rivedere tutta la collezione. Fu in questa circostanza che il nome di Carrand si legò per sempre alla città di Firenze.  Fra gli esperti  che curarono il nuovo allestimento del museo c’erano diversi collezionisti e Louis Carrand fu uno di questi. I suoi pezzi furono esposti al secondo piano, in quella che oggi è la Sala delle Armi. Il più raro ed ammirato era senza dubbio il Flabellum di Tournus, un ventaglio di pergamena per uso liturgico con manico in osso intagliato risalente all’epoca carolingia.

Il Flabellum di Tournus

Il Flabellum di Tournus

Louis però sentiva che la sua vita non sarebbe durata ancora a lungo, così decise di scrivere il suo testamento, dove si legge: “ Lascio tutta la mia collezione di opere d’arte e antiquariato del Medioevo e del Rinascimento alla città di Firenze, per essere poste e allestite nel Museo Nazionale del Bargello. […] Questa collezione è stata riunita da mio padre e da me ed è il frutto delle nostre due esistenze; essa merita di essere trasmessa ai posteri, ed è per questo che- seppur  francese- ho scelto l’Italia come depositaria, avendo poca fiducia nel mio sfortunato paese. Per quanto riguarda i repubblicani e i rivoluzionari, gli lascio in eredità il mio odio e il mio disprezzo”.

Louis morì il 21 settembre 1887. La stampa francese ricambiò il suo disprezzo, additando la donazione come l’ultimo gesto di un folle.

Il Bargello però aveva cambiato volto: da santuario della scultura medievale e rinascimentale si avviava a diventare il più importante museo italiano di arti minori, vantando ben tremilacentocinque pezzi medievali e rinascimentali di vario uso, provenienza e materiale, tutti dovuti alla passione per il bello dei Carrand.

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